Anche
loro vivono,
magari
in silenzio
defilati
più degli altri
quasi
ai margini,
imbrattati
di lavoro,
di
duro lavoro,
con
un futuro breve
che
non sia altro
che
la sopravvivenza,
e
il fare i conti ogni giorno
con
la diffidenza sociale
di
chi sperpera libertà
con
inutili gargarismi
di
onnipotenza
intercalata
da stupida indifferenza.
Eppure
i loro occhi parlano,
a
volte urlano,
un
disagio di una vita
improntata
alla giornata,
con
pochi riflessi d’amore
e
tante notti insonni
interrotte
da albe di lavoro.
Ammirevole
la dignità
di
uomini che stentano
ad
essere considerati tali.

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